testa_teatro.JPG (13533 byte) Direttore artistico
Giorgio Albertazzi

13 luglio - 5 agosto 2000

email.GIF (1906 byte)
manfre.jpg (5997 byte) "La cerimonia" è l'ultimo anello, in ordine di tempo, che il regista Walter Manfrè aggiunge alla collana della sua ricerca sempre più spasmodica di quell'elemento sconosciuto del teatro che si chiama "Spettatore". "Teatro della persona" è stato definito quello di Manfrè, perché è diretto al cervello del singolo, al cuore del singolo. "E' lui che mi interessa - dice il regista - non voglio perderlo. Per questo gli parlo da vicino, sommessamente. Così dopo aver dato anche lui un ruolo dentro il mio racconto (un parente, un commensale, un compagno di viaggio, un confessore) adesso ho deciso di ucciderlo e di collocarlo in un mondo di morti, in mezzo ai morti. Ma forse questo omicidio provocherà la rinascita del suo interesse. Affinché a noi teatranti narcisi sia conecsso di non rimanere soli davanti alla vacuità della nostra 'arte' o alla poesia elitaria o velleitaria che la nostra anima esprime".

14-23 luglio
Taormina - Palazzo dei Congressi
ore 19  e ore 22

LA CERIMONIA
progetto teatrale, ideazione scenografica e regia di Walter Manfrè
Testo di Giuseppe Manfridi

con Enrico Di Fabio
e con
Margherita Adorisio, Adriana Alben, Ester Anzalone, Antonio Bonanotte, Peppe Bosone, Isabella Caserta, Riccardo Castagnari, Stefano Chiappi, Elena D'Anna, Matteo Demicheli, Viviana Di Bert, Francesca Di Nicola, Egle Doria, Maurizio Faraoni, Mario Focardi, Barbara Folchitto, Maurizio Ghedin, Maurizia Grossi, francesco Laruffa, Americo Melchionda, Alberto Mosca, Antonella Nieri, Maurizio Perugini, Luca Pizzurro, Sabrina Pratesi, Simonetta Rizzitiello, Yole Rosa, Danilo Ròvani, Marco Sabatino, Angela Sajeva, Daniele Sirotti, Rita Salonia, Paola Sotgiu, Maurizio Spicuzza, Romano Talevi, massimiliano Vado, Sergio Valastro, Anna Paola Vellaccio, Clorinda Venturiello
novità italiana

Da ormai dieci anni il regista Walter Manfrè ha iniziato una ricerca teatrale incentrata su quello che egli definisce uno dei tre elementi imprescindibili del teatro, lo spettatore, e che invece sempre secondo il suo parere è quello quasi sempra trascurato all'interno dell'evento teatraleIn una serie di realizzazioni che la critica ha catalogato sotto il sigificativo titolo di "Teatro della persona", Manfrè colloca lo spettatore all'interno della vicenda, assegnandogli un ruolo simile a quello dell'attore, ma senza che ciò debba necessariamente cambiare l'epilogo della stessa. Sono satte così create una serie di realizzazioni di grande interesse:"Visita ai parenti", "La Confessione", "Il vizio del cielo", "Il viaggio", "La cena", basate su uno stretto rapporto fra testo-attore-spettatore, grazie al quale avviene in maniera più proficua quella che Manfrè chiama la penetrazione della storia nella testa e nel cuore dello spettatore. Tutti questi spettacoli sono caratterizzati da una ristretta partecipazione del pubblico, da una collocazione dello stesso all'interno dell'ambiente in cui agisce l'attore, da un suo coinvolgimento psicologico e responsabilizzato dentro l'accadimento teatrale. Ne "La cerimonia" questo esperimento continua e si arriva all'estremo tentativo di sopraffare lo spettatore il quale, dopo essere stato isolato ne "La confessione" e in altri eventi viene adesso circondato da due attori per volta. Gli attori sono infatti quaranta e gli spettatori venti.