Direttore artistico 13 luglio - 5 agosto 2000 |
E' importante che il Teatro acquisti un ruolo centrale per Taormina
di Giorgio Albertazzi
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Quest'anno è un anno cruciale. Non tanto perché è l'anno 2000, ma perché stanno cambiando molte cose nel campo dello spettacolo in generale e del teatro in particolare. Si verifica un curioso fenomeno di intercambiabilità fra i generi, di multimedialità come pastiche, ma come scrittura trasversale. Una trasversalità di Intenti, di contenuti e di forme, ma soprattutto di forme. Arriviamo forse a condividere con i Formalisti russi l'idea che la forma sia tutto e che non esiste un contenuto amorfo. Questa premessa, vagamente culturale, sottintende in qualche modo il programma di Taormina di quest'anno che mi pare abbastanza organico nella sua diversità. Abbiamo privilegiato spettacoli che intanto obbedissero al criterio di essere popolari, cioè di chiamare pubblico. Taormina ha bisogno di pubblico. Oltre che di critica. Forse riusciremo a convincere - o tantomeno tenteremo di farlo - la critica qualificata a frequentare Taormina. Ma è importante attirare e convincere pubblico. Quando il teatro antico è pieno, con le sue cinquemila, seimila persone, il gioco è fatto! Che approvino - più o meno - è abbastanza relativo.- meglio se c'è Il successo, ma è importante che il teatro acquisti un senso ed un ruolo di centralità nella vita estiva di Taormina per i taorminesi, per gli ospiti della città italiani e no. |
Questo dato ci ha convinto a
privilegiare in seno alla programmazione l'intervento della musica negli spettacoli
scelti. Si comincia con Lezioni americane di Italo Calvino- Albertazzi apre il Festival
alla sala piccola del Palazzo dei Congressi. Il famosissimo saggio di Calvino, formulato
in cinque proposte per il nuovo Millennio, scritto nel 1985 e pubblicato postumo. Lo
spettacolo è pensato come una prova per una conferenza e si incentra sulla prima e forse
più bella proposta- la leggerezza. Molta musica, molte immagini poiché giocato sulla
multimedialità, attraverso cui si raccontano la storia di Calvino, attraverso la sua
conferenza e in qualche modo la storia di Albertazzi. Contemporaneamente al Palazzo dei
Congressi c'è la cerimonia, un testo di Giuseppe Manfridi, un affezionato al nostro
festival. La regia è dell'estroso regista e autore Walter Manfrè, suo il progetto e
l'ideazione scenografica. Quaranta attori per venti spettatori; un'azione multipla con
musica, gestualità e mimica. L'isola del tesoro, in due parti, testo di Manfridi da
Robert Louis Stevenson. Il significato fiabesco e avventuroso e di approfondimento nei
confronti del viaggio esplorativo, nel capolavoro di Stevenson. Un'altra commedia con
molte musiche è Regine di Giacomo Carbone, giovane scrittore di grande talento, vincitore
del Premio Flaiano per l'edizione 1998. Sandra Milo tra gli interpreti di questa
Cenerentola moderna, ambientata in un luogo di prostituzione.
Novità mondiale, a cui teniamo molto, è I quaderni di Serafìno Gubbio, nell'adattamento
di Tullio Kezich Mario Missiroli, dal romanzo di Luigi Pirandello. Si intitola Si gira
e ha per protagonista Flavio Bucci.
Al Palazzo dei Congressi andrà in scena il 3 e 4 agosto Salvatore Giuliano, un musical di
Dino Scuderi, con la regia di Armando Pugliese, che si ripresenta anche quest'anno al
Festival, dopo il successo de La pelle di due anni fa. Salvatore Giuliano è un
personaggio mitico, una specie di ideale di una parte della Sicilia o forse di uno spirito
che in qualche modo la compone.Novità italiana per la quale prevedo un notevole afflusso
di pubblico. Chiude il festival, il 4 e 5 agosto al Teatro Antico, Liliom (un amore
zingaro) da Ferenc Molnar, nelladattamento di Massimo Venturiello che sarà anche il
protagonista insieme a Fiorella Rubino. La novità di questa versione del celebre racconto
mitteleuropeo sulla scapestratezza e l'impossibilità d'amare per la troppa fretta di
voler vivere, mangiare e bruciare la vita, sta nell'averlo ambientato in un campo di
zingari con la loro morale, il loro gioco e con musiche gipsy. La regia è di Maurizio
Panici.
Abbiamo privilegiato nella programmazione spettacoli con musiche, vari tra loro, tenendo
presente il pubblico. Sono concorde con chi sostiene la necessità che Taormina abbia
pubblico. Taormina ha bisogno di molte cose, in seno all'innovazione. Bisogna riportarci o
inventarci un premio o ancora riportarci i premi per il Teatro. Dev'essere un po' il
riassunto di quel che è accaduto nella stagione teatrale precedente. Si invoca da molto
una maggiore connessione fra le quattro sezioni di Taormina e mi dispiace che non vi sia
una connessione, non necessariamente che comporti un'analogia e una corrispondenza di modi
e di temi. Mi auguro di poter realizzare una volta a Taormina quello che è il mio sogno,
sfumato anche per questa edizione: sulle rovine del Teatro Antico si sono infranti alcuni
miei sogni, tra cui Il viaggio di Enea, Dante sullEtna e Il simposio di Platone che
continuo a pensare come il più grande discorso sull'amore di tutti i tempi. Forse c'è
sempre tempo... Auguri e buona fortuna!