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E' importante che il Teatro acquisti un ruolo centrale per Taormina

di Giorgio Albertazzi

Quest'anno è un anno cruciale. Non tanto perché è l'anno 2000, ma perché stanno cambiando molte cose nel campo dello spettacolo in generale e del teatro in particolare. Si verifica un curioso fenomeno di intercambiabilità fra i generi, di multimedialità come pastiche, ma come scrittura trasversale. Una trasversalità di Intenti, di contenuti e di forme, ma soprattutto di forme. Arriviamo forse a condividere con i Formalisti russi l'idea che la forma sia tutto e che non esiste un contenuto amorfo. Questa premessa, vagamente culturale, sottintende in qualche modo il programma di Taormina di quest'anno che mi pare abbastanza organico nella sua diversità. Abbiamo privilegiato spettacoli che intanto obbedissero al criterio di essere popolari, cioè di chiamare pubblico. Taormina ha bisogno di pubblico. Oltre che di critica. Forse riusciremo a convincere - o tantomeno tenteremo di farlo - la critica qualificata a frequentare Taormina. Ma è importante attirare e convincere pubblico. Quando il teatro antico è pieno, con le sue cinquemila, seimila persone, il gioco è fatto! Che approvino - più o meno - è abbastanza relativo.- meglio se c'è Il successo, ma è importante che il teatro acquisti un senso ed un ruolo di centralità nella vita estiva di Taormina per i taorminesi, per gli ospiti della città italiani e no.

Questo dato ci ha convinto a privilegiare in seno alla programmazione l'intervento della musica negli spettacoli scelti. Si comincia con Lezioni americane di Italo Calvino- Albertazzi apre il Festival alla sala piccola del Palazzo dei Congressi. Il famosissimo saggio di Calvino, formulato in cinque proposte per il nuovo Millennio, scritto nel 1985 e pubblicato postumo. Lo spettacolo è pensato come una prova per una conferenza e si incentra sulla prima e forse più bella proposta- la leggerezza. Molta musica, molte immagini poiché giocato sulla multimedialità, attraverso cui si raccontano la storia di Calvino, attraverso la sua conferenza e in qualche modo la storia di Albertazzi. Contemporaneamente al Palazzo dei Congressi c'è la cerimonia, un testo di Giuseppe Manfridi, un affezionato al nostro festival. La regia è dell'estroso regista e autore Walter Manfrè, suo il progetto e l'ideazione scenografica. Quaranta attori per venti spettatori; un'azione multipla con musica, gestualità e mimica. L'isola del tesoro, in due parti, testo di Manfridi da Robert Louis Stevenson. Il significato fiabesco e avventuroso e di approfondimento nei confronti del viaggio esplorativo, nel capolavoro di Stevenson. Un'altra commedia con molte musiche è Regine di Giacomo Carbone, giovane scrittore di grande talento, vincitore del Premio Flaiano per l'edizione 1998. Sandra Milo tra gli interpreti di questa Cenerentola moderna, ambientata in un luogo di prostituzione.
Novità mondiale, a cui teniamo molto, è I quaderni di Serafìno Gubbio, nell'adattamento di Tullio Kezich Mario Missiroli, dal romanzo di Luigi Pirandello. Si intitola Si gira e ha per protagonista Flavio Bucci.
Al Palazzo dei Congressi andrà in scena il 3 e 4 agosto Salvatore Giuliano, un musical di Dino Scuderi, con la regia di Armando Pugliese, che si ripresenta anche quest'anno al Festival, dopo il successo de La pelle di due anni fa. Salvatore Giuliano è un personaggio mitico, una specie di ideale di una parte della Sicilia o forse di uno spirito che in qualche modo la compone.Novità italiana per la quale prevedo un notevole afflusso di pubblico. Chiude il festival, il 4 e 5 agosto al Teatro Antico, Liliom (un amore zingaro) da Ferenc Molnar, nell’adattamento di Massimo Venturiello che sarà anche il protagonista insieme a Fiorella Rubino. La novità di questa versione del celebre racconto mitteleuropeo sulla scapestratezza e l'impossibilità d'amare per la troppa fretta di voler vivere, mangiare e bruciare la vita, sta nell'averlo ambientato in un campo di zingari con la loro morale, il loro gioco e con musiche gipsy. La regia è di Maurizio Panici.
Abbiamo privilegiato nella programmazione spettacoli con musiche, vari tra loro, tenendo presente il pubblico. Sono concorde con chi sostiene la necessità che Taormina abbia pubblico. Taormina ha bisogno di molte cose, in seno all'innovazione. Bisogna riportarci o inventarci un premio o ancora riportarci i premi per il Teatro. Dev'essere un po' il riassunto di quel che è accaduto nella stagione teatrale precedente. Si invoca da molto una maggiore connessione fra le quattro sezioni di Taormina e mi dispiace che non vi sia una connessione, non necessariamente che comporti un'analogia e una corrispondenza di modi e di temi. Mi auguro di poter realizzare una volta a Taormina quello che è il mio sogno, sfumato anche per questa edizione: sulle rovine del Teatro Antico si sono infranti alcuni miei sogni, tra cui Il viaggio di Enea, Dante sull’Etna e Il simposio di Platone che continuo a pensare come il più grande discorso sull'amore di tutti i tempi. Forse c'è sempre tempo... Auguri e buona fortuna!

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